Intervista su Civita News

Intervista all’artista Giacomo Pintus
29 luglio 2010
(servizio a cura di Luca Bufarini)

Civita News ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Giacomo Pintus, artista contemporaneo che ha realizzato opere quali il Pendente Della SS. Annunziata per il monumento funerario del Re Umberto I, visibile all’interno delle tombe del Pantheon a Roma; il mezzo busto in bronzo della Regina Elena, custodito presso la sede Nazionale dell’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, il mezzo busto in bronzo del Re Umberto II, esposto presso il Museo Storico della Cavalleria di Pinerolo a Torino.

Di seguito L’intervista a cura del corrispondente Luca Bufarini:

L’arte del Maestro Giacomo Pintus

Un lasso di tempo trascorso insieme ad uno dei pochissimi Scultori contemporanei, che adoperano la loro maestria nella tecnica della fusione a cera persa del bronzo, utilizzata sin dall’antichità dagli Egizi e usata largamente nella Grecia classica e nel Rinascimento italiano. Un intervista ad un già affermato Artista, che grazie al suo pensiero e alla sua esperienza, ci delucida per quanto possibile, quello che è il rapporto dell’arte classica con l’attuale elaborazione della cultura. Nonostante la sua giovane età, Giacomo Pintus, nato a Cagliari nel 1976, ha realizzato magnifiche opere classiche in bronzo, argento e terracotta, quali il Pendente Della SS. Annunziata, fuso in argento e perle, per il completamento del monumento funerario del Re Umberto I, visibile all’interno delle tombe del Pantheon a Roma; il mezzo busto in bronzo della Regina Elena, custodito presso la sede Nazionale dell’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, il mezzo busto in bronzo del Re Umberto II, esposto presso il Museo Storico della Cavalleria di Pinerolo a Torino; e altre opere che sono comunque visibili sul blog: giacomopintus.blogspot.com

Signor Pintus, quale è il rapporto dell’arte classica con l’attuale cultura?

Innanzi tutto , la ringrazio per l’opportunità di rispondere a delle domande che raramente mi vengono poste in merito al mio lavoro. Ho la sensazione che l’attuale cultura, sia affascinata dall’arte classica, ma lo stupore si conclude presto, relegando l’esperienza classica in “antichissimi” incomprensibili o pagani archetipi. Anticamente lo studio e la comprensione del mito, era accessibile molto più di quanto un cittadino contemporaneo possa sperimentare ora; il mito lo si viveva sulla propria pelle e la rappresentazione di esso era cosa importante ed educativa, dunque veniva affidata a tecnici di altissima esperienza, che tramite una inesauribile ricerca, produssero capolavori dell’arte tuttora irraggiungibili per fattezza, sensibilità e bellezza. Ecco, forse il rapporto con l’attuale cultura è la bellezza, una bellezza archetipale che ancora oggi ricopre un posto simbolico e filosofico.

Di quali valori necessita la nostra società per riconoscere l’arte classica?

L’arte classica è tuttora comprensibile se la si guarda con occhio “mitologico”, la mitologia è una “Proto – psicologia” che utilizza il simbolo e l’archetipo per descrivere meccanismi dell’anima (psichici) i quali sarebbero complicati rappresentarli asetticamente, un poco come ci siamo abituati noi cittadini contemporanei nei confronti della psicologia. Il valore che si dovrebbe coltivare, è senza dubbio il rispetto per l’altezza filosofica dei grandi Pensatori del passato, che hanno sondato profondamente gli abissi dell’anima umana, costruendo man mano i vari personaggi mitologici che ci assomigliano nelle nostre disgrazie e che tanto vorremmo assomigliare per le loro virtù illuminanti e immortali.

A cosa sente di appartenere lei, alle forme dell’arte classica?

Mi piacerebbe rispondere un si pieno e rotondo, passeggiando magari per le vie di Atene assieme a Fidia o per le vie di Villa Adriana a Tivoli, discutendo la geometria divina con gli architetti dell’Imperatore, ma sono un figlio del nostro tempo, innamorato cotto della speculazione tecnica dell’arte, la tecnica infatti è lo strumento primo nella mia arte, la sensibilità e il messaggio che propongo, è la bellezza nei suoi aspetti più intimi ed esteriori. La bellezza, è un insieme di caratteristiche che solo l’uomo riesce a coagulare nei suoi manufatti. Il livello tecnico, è il preziosissimo tesoro che accumulo avidamente, spaziando in molteplici discipline artistiche, scultura, pittura, incisione etc; mi servo di essa per capire passaggi psicologici come una personale mitologia, mi si passi il termine, appartengo all’arte classica poiché essa mi appartiene come amante/amato.

E’ possibile che la rappresentazione dell’arte classica si stia evolvendo, oppure la si sta manipolando?

Oggi nell’arte vi è un personalismo commerciale spinto, frutto di esaltazioni di concetti a scapito della bellezza o del messaggio educativo. L’evoluzione, presuppone un miglioramento tecnico e concettuale fruibile senza intermediazione, lungi da me fare polemica, ma parlerei di involuzione rispetto all’arte classica svilendo concetti profondi, in storielle ridicole, che parlano di tradimenti, vizi ed eroismi fantastici, non può essere considerata evoluzione…. La manipolazione è puramente commerciale e qui chiudo.

Cosa è “Classico” per lei Sig. Pintus?

Dirigo la risposta in una sola parola, Bottega, provengo dal lavoro di Bottega, dall’apprendistato con un Maestro d’Arte Antonio Casillo, recentemente ritornato alla casa del Padre. Classico per me è il rapporto tra Maestro e Allievo; e i segreti imparati rubando con gli occhi e con accenni del Maestro, con spiegazioni tecniche approfondite tramandate da bocca ad orecchio, è il tesoro di cui parlavo due domande fa. Come fece Antonio con me, farò io con il mio allievo, più Classico di così….

http://www.civitanews.it/2010/07/29/intervista-allartista-giacomo-pintus/

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